I ministri dell’Agricoltura dell’Unione europea si sono riuniti a Lussemburgo per il Consiglio AgriFish, con un doppio obiettivo: definire l’architettura della Politica agricola comune (PAC) dopo il 2027 e affrontare una congiuntura sempre più critica per gli agricoltori europei.
Il nodo politico principale riguarda i meccanismi di degressività e capping, ovvero la riduzione progressiva e il tetto ai pagamenti diretti per le aziende di maggiori dimensioni. Il commissario all’Agricoltura Christophe Hansen ha ammesso che la proposta divide profondamente gli Stati membri. “Non è ben accolta ovunque”, ha dichiarato, ribadendo però la posizione della Commissione europea: fissare regole comuni per garantire condizioni di concorrenza eque.
Su questo punto si consuma una frattura evidente, la Polonia respinge l’impostazione centralizzata. Il ministro Stefan Krajewski chiede che le decisioni sulla distribuzione dei fondi restino nazionali, per adattarle alle specificità dei sistemi agricoli interni. Una richiesta condivisa, almeno in parte, da diversi Paesi che spingono per maggiore flessibilità.
Fondi per la modernizzazione
Secondo Hansen, l’impatto reale di capping e degressività dipenderà in gran parte dagli Stati stessi, che decideranno come utilizzare le risorse risparmiate. I fondi resteranno nel Paese – e persino nella regione – se così verrà stabilito.
“Uno Stato può destinare queste risorse alla modernizzazione, alla competitività e alla creazione di posti di lavoro nelle aziende agricole, anche di grandi dimensioni. Un altro può scegliere di incentivare pratiche sostenibili e servizi ambientali”, ha spiegato il commissario.
La presidenza cipriota, rappresentata dalla ministra Maria Panayiotou, ha evidenziato come la maggioranza degli Stati membri chieda maggiore flessibilità e un approccio più volontario. Hansen, tuttavia, ha escluso che il capping possa diventare opzionale, ritenendolo contrario alla natura stessa della PAC.
Un tema collegato riguarda l’eventuale esclusione dei giovani agricoltori dal capping. Hansen si è detto aperto al confronto, sottolineando però la necessità di soluzioni coerenti per tutti i Paesi.
Parallelamente, la Commissione propone di raddoppiare la quota di fondi destinata ai giovani agricoltori, dal 3% al 6% del bilancio PAC. “Se aumentiamo le risorse in un ambito, dobbiamo necessariamente ridurle altrove”, ha spiegato.
Crisi del settore agricolo
Accanto alle riforme strutturali, emerge una crisi immediata. Hansen ha espresso forte preoccupazione per la combinazione di alti costi energetici e dei fertilizzanti e bassi prezzi agricoli, che colpisce soprattutto i produttori di cereali.
“Gli agricoltori non riescono a vivere del loro lavoro. È una situazione molto grave”, ha dichiarato, avvertendo del rischio che alcuni possano abbandonare la produzione.
Una valutazione condivisa anche dal ministro Krajewski, che ha parlato di difficoltà diffuse in tutta l’Unione.
Il nodo fertilizzanti
Una risposta chiave sarà il piano d’azione sui fertilizzanti, atteso per il 19 maggio. La Commissione punta a ridurre la dipendenza dai fertilizzanti fossili, promuovendo alternative bio-based, il riciclo dei nutrienti, il biometano e nuove tecnologie.
Tra le misure già proposte vi è anche la sospensione dello status di nazione più favorita per alcune importazioni di fertilizzanti, con possibili effetti sui prezzi, sebbene non risolutivi.
Infine, resta aperta la discussione sulla definizione di “agricoltore attivo”, che determinerà chi avrà accesso ai fondi. I negoziati proseguiranno nel prossimo Consiglio AgriFish di giugno, mentre il settore agricolo attende risposte concrete per affrontare la prossima stagione con maggiore stabilità.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

